Fin dal primo anno di Motomondiale, quindi dal 1949, Assen ha ospitato ininterrottamente il motociclismo. Dapprima il circuito era cittadino, quindi una strada normalmente aperta al traffico, motivo per cui il suo nome prese spunto dalla corsa mitica dell’Isola di Man: Dutch TT. Nel 1955 fu costruito il circuito moderno e cinquant’anni dopo venne modificato, perdendo parte di quel suo grande valore tecnico per cui venne definito “università della moto”. Da sempre il GP si corre di sabato, in segno di rispetto per l’impegno domenicale della Santa Messa. Dal 2006 i riferimenti sono tutti nuovi: quasi 303 all’ora di velocità massima, per la Honda di Dani Pedrosa; 1’37”106 il record sul giro siglato dall’altro hondista, Nicky Hayden, che vinse anche la gara, mettendosi dietro Shinya Nakano (Kawasaki) e lo stesso Pedrosa. Quest’anno la MotoGP percorrerà 26 giri, pari a 118,430 km.
Nel 2006, in 250 e in 125 vinsero rispettivamente J. Lorenzo (Aprilia) e M. Kallio (KTM).
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Ordine di arrivo 2007:
1) Valentino ROSSI 42'37.149 Fiat Yamaha Team
2) Casey STONER 42'39.058 Ducati Marlboro Team
3) Nicky HAYDEN 42'43.226 Repsol Honda Team
4) Dani PEDROSA 42'47.614 Repsol Honda Team
5) John HOPKINS 42'50.287 Rizla Suzuki MotoGP
6) Colin EDWARDS 42'52.288 Fiat Yamaha Team
7) Alex BARROS 43'13.224 Pramac d'Antin
8) Alex HOFMANN 43'18.917 Pramac d'Antin
9) Anthony WEST 43'20.754 163.932 Kawasaki Racing Team
10) Marco MELANDRI 43'20.945 Honda Gresini
11) Carlos CHECA43'20.975 Honda LCR
12) Shinya NAKANO 43'25.045 Konica Minolta Honda
13) Makoto TAMADA 43'31.217 Dunlop Yamaha Tech 3
14) Sylvain GUINTOLI 43'34.867 Dunlop Yamaha Tech 3
15) Kurtis ROBERTS 44'05.786 Team Roberts
16) Chris VERMEULEN 44'11.957 Rizla Suzuki MotoGP
PENSIERI VELOCI, DI MAX TEMPORALI – Quasi non ricordavo più che Valentino Rossi fosse capace di simili capolavori. Quando l’ho visto sfilare al non posto al primo passaggio, con Casey Stoner già in fuga, non sono riuscito a pensare che potesse raggiungere nemmeno la zona podio.
Faticava, attaccava l’avversario misurandolo per parecchie curve, quando, in passato, dopo pessime partenze, abbiamo anche assistito a rimonte ultra-rapide, con passaggi dall’ottava alla prima posizione nel corso di un solo giro!
In più a Stoner era filato tutto liscio. E’ per questo che non credevo minimamente in una possibile vittoria di Vale ed è per gli stessi motivi che questo trionfo è sensazionale. E silenzioso. Perché, come accade oramai una volta all’anno, i giornalisti scioperano (per motivi contrattuali, ecc.) e la telecronaca lascia spazio alle sole immagini.
Mi è parso strano assistere a una gara epica ascoltando solo il rumore dei motori, pardon, musica. Ma in piedi sul divano ci sono finito ugualmente a tre giri dalla fine, senza che nessuno me lo suggerisse. E vi dirò di più: se da una parte è mancata una buona dose di adrenalina nei tre quarti d’ora di gara, solitamente scatenata dalla coppia Meda-Reggiani, dall’altra mi sono accorto di essere stato più attento ai particolari, ho avuto addirittura la sensazione di essere là anch’io.
Ad esempio, prima del via, ho notato molto di più i “tic” di Valentino che sono poi una forma di concentrazione: quella cerniera della tuta che si alza e si abbassa più volte, alla ricerca della posizione perfetta, così come l’orecchino che deve essere girato dalla parte che non fa male col casco indossato, la riga in mezzo dei capelli che serve ad evitare che questi cadano sugli occhi.
Stavolta Vale sembrava davvero sereno, prima del via, fin troppo, tanto che ho pensato: “O se ne frega di come va la gara, intanto parte indietrissimo e quello che viene viene, oppure è sicuro di ciò che può fare”. Vada per la seconda ipotesi.
Ad ogni modo, non illudiamoci: la Yamaha richiede ancora troppi stravolgimenti tecnici da un circuito all’altro, e non è buon segno. La moto equilibrata deve solo subire leggere variazioni di assetto, non essere strapazzata con la sostituzione di elementi fondamentali o con la rivoluzione della geometria del telaio.
In questo, la Ducati mi sembra ancora nettamente avvantaggiata, tanto che il venerdì la moto è già a posto su ogni tracciato. A mio parere credo però continui a muoversi troppo, guardate Stoner come deve stare aggrappato per non far ballare il rock alla sua Desmosedici. La differenza con la moto di Valentino, fermissima, era davvero palese qui ad Assen.
Ma forse questa rigidità (di moto e di pneumatici) sono spesso anche il limite della Yamaha. Occhio alle Honda piuttosto, che stanno venendo su davvero forte: il fatto che sia Hayden che Pedrosa siano arrivati attaccati al traguardo non è un caso, ma merito di un’evoluzione tecnica importante che la Yamaha ancora non ha subìto. Vedrete già al Sachsenring che voleranno…
Concludo con un paio di osservazioni veloci: la tristezza di una griglia spoglia, come quella della MotoGP, se confrontata con quella di trent’anni fa, esaltata dal servizio messo in onda poco prima del via della gara e commentato da Paolo Beltramo, dove i piloti partecipanti erano almeno il doppio. Tanti privati e parecchi piloti lenti, certamente, ma almeno pagavi il biglietto per vedere il “cinema”. Oggi, solo per ammirare le scintille tra Rossi e Stoner (che non è poco, per carità).
E poi questa ri-ammissione in gara di Makoto Tamada, rimasto fuori dai tempi ufficiali, beccandosi 9 secondi dalla pole (!!), e non per particolari problemi: il tempo a disposizione per le prove l’ha utilizzato interamente, il fatto è che non andava lui. Al Mugello era stato ripescato anche J. Lorenzo in 250… Con tutto il dispiacere che posso avere per i piloti che rimangono in panchina (so bene cosa significa…), troverei giusto che il regolamento venisse applicato: si tratta pur sempre di un mondiale, dove in palio non vi sono caramelle e ciupa-ciup. A parte per Lorenzo…
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